"Essere donna è un dono della natura, oppure, come nel mio caso, un regalo che mi sono fatta da sola." Enrie Scielzo
mercoledì 23 maggio 2018
giovedì 17 maggio 2018
IL FATTORE T
CASTING PER IL FILM
“IL FATTORE T.”
SCENEGGIATURA di Francesco Costabile e Mariano di
Nardo
Sofia Meetings 2015, vincitore borsa di studio
Mediterranean Film Institute
Crossroads co-production Forum, Thessaloniky Film Festival 2015,
Vincitore di una menzione speciale allo sviluppo.
Intiative Film – vincitore di una borsa di studio
allo sviluppo
In
co-produzione con EZ FILMS ( Francia),
Nukleus Film ( Croazia e Slovenia)
Sviluppato
con il sostegno del fondo allo sviluppo del MIBACT.
PER CONTATTI:
email: Ilfattore.t@gmail.com
"E venne il giorno in cui il rischio di rimanere chiuso in un
bocciolo divenne più doloroso del rischio di sbocciare"
Anaïs Nin
LA
TRAMA
Matteo ha trentacinque
anni, vive a Trieste ed è un professore di biologia, un uomo schivo e taciturno
amante del lavoro e attento ai suoi studenti.
L’appartamento di Matteo,
un mondo intimo e privato, protegge la sua quotidiana trasformazione in
Veronica, affascinante crossdresser in cerca di incontri e fugaci amanti
rimediati sul web.
Una vita che viaggia su un
doppio binario, due generi, due mondi pronti ad entrare in collisione.
Un giorno, in questo
fragile equilibrio, irrompe un ragazzo: il suo nome è Adam ed è un suo
studente.
Con il “Il Fattore T.” si
vuol indicare quel territorio di transito in cui è possibile esplorare le mille
sfumature del nostro corpo, aldilà del semplice binarismo di genere. L’incontro
tra Matteo/Veronica e il suo studente si rivelerà per entrambi l’occasione per
scoprire e liberare sé stessi. Una profonda storia d’amore che stravolge il
concetto tradizionale di identità di genere.
IL
REGISTA
Francesco Costabile è nato
nel 1976. Attualmente vive a Roma. Ha lavorato come regista, sceneggiatore e
produttore cinematografico. Nel 2006 ha conseguito il diploma in regia presso
il Centro Sperimentale di Cinematografia.
I suoi cortometraggi – L’ ARMADIO e DENTRO ROMA - hanno avuto
numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali ( tra cui due Nastri
d’Argento e una candidatura ai David di Donatello). Nel 2010 realizza L’ABITO E
IL VOLTO – Incontro con PIERO TOSI, documentario dedicato al maestro del
costume vincitore del Biografilm Festival. Nel 2014 cura la ricerca e la
documentazione di FELICE CHI E’ DIVERSO di Gianni Amelio. Nel 2015, con lo
pseudonimo DanaStable, produce PORNO & LIBERTA’ di Carmine Amoroso. “Il Fattore T.” è il suo film d’esordio nel
lungometraggio.
LA
PRODUZIONE
CONTRORA è Alessandra
Grilli e Serena Sostegni. Entrambe lavorano da più di dieci anni nell’industria
cinematografica. Alessandra Grilli ha lavorato come responsabile sviluppo e
produttore delegato presso Acaba Produzioni di Fabrizio Mosca ( Into Paradiso
di Paola Randi e Alì ha gli occhi azzurri di Claudio Giovannesi). Serena
Sostegni lavora invece nel reparto sviluppo di Cattleya, occupandosi di
sviluppo e produzione di opere prime e serie televisive.
Il primo film prodotto da
Controra è “2Night” di Ivan Silvestrini, in concorso ad ALICE NELLA CITTA’ –
Festival del Cinema di Roma 2016.
SCHEDA
PERSONAGGIO:
MATTEO e VERONICA
Matteo ha trentacinque anni,
protegge il suo mondo da sguardi indiscreti mantenendo le giuste distanze tra colleghi.
Il suo volto tradisce una sensibilità, una delicatezza, pronta ad esplodere tra
le mura domestiche.
Veronica ha un carattere
forte, destreggia il suo mondo con sicurezza, così come i suoi amanti
occasionali. Dietro questa apparente solidità, si nasconde la fragilità del suo
mondo, una prigione di cristallo in cui vive e da cui non sembra uscire.
Ma un giorno Adam, un
ragazzo poco più che adolescente, entrerà a far parte della sua vita,
sconvolgendone gli equilibri, a casa e tra i banchi di scuola.
CARATTERISTICHE
FISICHE:
Matteo possiede una
fisicità molto asciutta, elementi gentili e delicati. Il suo volto e la sua
fisicità - gentile ma non femminea - si plasma e acquista una sua grazia nei
panni di Veronica.
Un attore di riferimento per il ruolo è David Dencik, attore
protagonista di A Soap di Pernille Fischer Christensen ( https://www.youtube.com/watch?v=IQaxir4dYg8 ).
MODALITA’
PER PROVINO
Gli attori possono contattarci per un provino su Roma.
Presentarsi senza barba, evitare un trucco e parrucco eccessivamente
femminile. Ciascun attore porterà
qualche elemento o accessorio in grado di restituire una propria femminilità.
Gli attori che non possono presentarsi fisicamente a Roma
possono concordare un video provino.
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venerdì 27 aprile 2018
lunedì 23 aprile 2018
Enrie: la prima fashion blogger transessuale al mondo
Ciao Enrie, innanzitutto ti chiedo se la mia definizione di transgender è esatta.
Sì, la tua definizione è esatta, anche se io tecnicamente sono ormai transessuale, e credo sia utile spiegare questa differenza: transgender, come hai detto tu, è un “termine ombrello” che identifica chiunque si identifica nel sesso opposto a quello biologico, mentre transessuali sono coloro che decidono di intervenire in maniera concreta per rettificare questo stato, attraverso percorsi psicologici, endocrinologici, terapie ormonali, interventi chirurgici ecc. Diciamo che è il passo successivo all’essere transgender: si può dire che tutti i transessuali sono transgender, ma non tutti i transgender sono transessuali.

Enrie, quanti anni avevi quando hai capito che in realtà sei una donna e che avresti dovuto fare di tutto per diventare ciò che sei ora? È stato difficile farlo accettare ai tuoi genitori? Com’è stato affrontato questo percorso?
Col senno di poi, posso dirti che ho sempre rapportato il mio essere all’universo femminile: da piccola giocavo con le Barbie, ascoltavo le Spice Girls, volevo essere Sailor Venus. Ovviamente quando sei piccolo non riesci ad avere una percezione piena del sé, figuriamoci identificarti in un sesso piuttosto che in un altro! Non è che mi svegliavo la mattina e mi chiedevo: “Sono donna? Sono uomo? Sono gay?”. Ero semplicemente io, Enrie e basta. Ho sempre vissuto la mia sessualità in maniera spontanea e alla luce del sole, anche da ragazzo ero molto effeminato e indossavo cose da donna, ma arrivi a un punto in cui non ti basta più tutto quello, quello che vuoi veramente è non solo sentirti donna, ma ESSERE donna, e sono due cose ben diverse. Non volevo essere una “travestita” (un termine che odio) o essere donna solo all’apparenza, quando uscivo con gli amici la sera o andavo a ballare, volevo esserlo sempre, anche appena sveglia la mattina o prima di andare a dormire, dopo essermi tolta i vestiti, gli orecchini, i tacchi, il mascara.
Farlo capire e accettare ai miei genitori è stata la parte più difficile, e probabilmente il motivo per cui non ho avuto il coraggio di intraprendere prima questo percorso, come credo per molte di noi. All’inizio ci sono state scene di panico, pianti, litigi, incomprensioni, ma poi man mano con la maturità, l’educazione, e soprattutto la ferma volontà nel decidere di affrontare questo percorso, i miei genitori hanno iniziato a vedere in me una donna sicura di sé, che sapeva quello che voleva e aveva preso in mano la sua vita e deciso di cambiarla. Alla fine spesso i genitori non vogliono che affrontiamo questo cambiamento semplicemente per paura, e per questo che invece di fare scenate e sbattere i piedi a terra è bene sedersi con calma, parlare, confrontarsi, magari fare ricerche insieme a loro, coinvolgerli, cercare di fargli assimilare e capire cos’è questa cosa che a loro è estranea e completamente nuova. Io non sono cambiata come figlia, sono rimasta sempre quella che ero per loro, e loro mi sono stati molto vicini in questo percorso. Sono fortunata, lo so, ma credo che ogni genitore voglia solo la felicità dei propri figli, e credo che i miei genitori, quando mi guardano ora, vedono una persona più serena, più forte, più felice.
Purtroppo in Italia il termine transgender è accostato a qualcosa di strano, forse è visto in maniera ancora più strana del termine gay. Di te so che hai un lavoro normale e che vivi una vita normale come tutti… è stata una conquista o è avvenuto naturalmente? Inoltre, perché il fatto di essere transgender da alcune persone viene ancora erroneamente accostato alla prostituzione?
È avvenuto naturalmente; non vedo perché il mio essere transessuale dovrebbe affettare in alcun modo la mia vita diversamente da quella degli altri. Non è che solo perché sono trans devo sentirmi in diritto di dovermi prostituire o non condurre una vita “normale”.
Mi duole dirlo, ma se le trans sono accostate al mondo della prostituzione perché, diciamoci la verità, molte trans fanno quello: in parte perché è un percorso mooolto costoso, ma anche perché magari sono state cacciate di case o ancora perché magari semplicemente gli piace fare quello e approfittano del fatto che agli uomini le trans intrigano, e pure molto. È inutile nasconderci dietro un dito, le cose stanno così e non ho paura di dirlo ad alta voce. Ma per fortuna ci sono tantissime trans che conosco che sono professioniste, che hanno studiato, che hanno un’educazione, una cultura e una famiglia alle spalle, che sono avvocati, medici, broker, scrittrici, commesse, che fanno lavori onesti e vivono la loro vita da donne integrate nella società. Il problema vero è che in TV di queste persone non si parla. Si parla di Efe Abal, delle trans brasiliane che battono sui marciapiedi di Milano, di Eva Robin’s, di sesso, di eccessi e di prostituzione, perché è quello a vendere. Per un periodo si è parlato delle trans modelle come Lea T., Carmen Carrera, Valentina Sempaio ecc, ma poi sono finite nel dimenticatoio. Era solo un argomento “di moda”. Il problema secondo me è che i media danno la priorità alle cose sbagliate e marciano sul popolino invece di cercare di educarlo.
Come vive l’amore una transgender? Riescono a trascendere da ciò che era, da ciò che sei o spesso diventa un problema?
Il problema non è di certo il nostro, ma di chi ci sta accanto, che magari non ha il coraggio di accettare la cosa, o di dirlo ai genitori, agli amici ecc. Un mio ex mi disse che innamorarsi di una trans era molto più “grave” che scopare con una trans. Inutile dire che è finita. Il problema è che tutti vanno con le trans, molti se ne innamorarono pure, ma poi portare la cosa alla luce del sole è un altro paio di maniche. Ci vogliono tenere tutti come segreti, come una cosa nascosta, ed è per quello che col tempo sono diventata molto intransigente nei confronti degli uomini. Si pensa che se vai con una trans non sei un vero uomo, e invece è buffo perché esattamente il contrario: solo un vero uomo può avere le palle di stare con una trans e di ammetterlo, e io voglio un vero uomo. Degli omuncoli non so che farmene.
C’è una persona di mia conoscenza che fa il carabiniere e che, se potesse, utilizzerebbe la violenza nei confronti di persone transgender, omosessuali e persone dalla pelle scura . Facciamo finta che questa persona possa leggere questa conversazione, cosa vorresti dirgli?
Gli direi che trovo triste e deplorevole che una persona che dovrebbe essere a servizio dello Stato e soprattutto delle persone la pensi così, e che la violenza è il mezzo dei codardi e degli stupidi che non sanno far valere le proprie idee con la testa e con la voce. Gli direi che è un grandissimo ignorante perché non sa discernere una persona indipendentemente dalle sue caratteristiche, che non sa stare al mondo visto che nel 2018 ha ancora gravi problemi nel rapportarsi alla società moderna, e che per me meriterebbe il licenziamento immediato. E gli direi anche che probabilmente è anche un grandissimo represso.
Cosa pensi del gaypride? Pensi che sia il modo giusto per combattere omofobia e pregiudizi? Ti chiedo questo perché io ho sempre pensato che è il modo sbagliato per far capire agli altri di non essere “diversi”. Io a volte penso che, invece, è un ostentazione sbagliata del proprio essere e che va a sottolineare il fatto di non sentirsi accettati nella società e che va a sottolineare la “diversità” in termini di pregiudizio che invece dovrebbe scomparire.
Comincio col dire che non credo nelle manifestazioni in generale, quindi forse sono di parte. Il gay pride non mi è mai piaciuto molto, ma preferirei non addentrarmi nell’argomento semplicemente perché partirebbe una di quelle polemiche infinite senza capo né coda che non portano a nulla. Più che un’affermazione dei diritti gay, la vedo come una celebrazione (e forse come hai detto tu, ostentazione) del mondo gay. In cui forse non c’è niente di male, ma non vedo cosa se ne potrebbe ricavare in termini politici o sociali, se quello è il suo intento.
Da un mio punto di vista, penso che le persone che vogliono farsi accettare dalla società dovrebbero mostrarsi per quello per sono: e sei un commercialista omosessuale che non va abitualmente in giro con un costume di piume rosa, non vedo perché dovresti farlo al gay pride, e non vedo come la gente possa prenderti sul serio. Ovviamente ci sono le dovute eccezioni e ho tanti amici che credono davvero in quello che fanno e lo fanno in semplici jeans e T-shirt bianche e li ammiro tantissimo, ma credo che molti prendano il gay pride solo come uno “sfogo”, come i gay che aspettano il Carnevale per vestirsi da donna. Se vuoi vestirti da donna, fallo ogni santo giorno. Se vuoi indossare un costume di piume rosa, fallo quando esci con i tuoi amici. Se indossi abitualmente giacca e cravatta, manifesta in giacca e cravatta. La vera libertà è questa.
Secondo te, perché noi esseri umani siamo così chiusi mentalmente? Cosa fa sì che abbiamo il potenziale per essere evoluti, ma guardiamo e giudichiamo una persona omosessuale, una persona invalida o chi indossa vestiti eccentrici? perché ciò che esula dal concetto di normalità (ammesso che esista) viene giudicato?
Io credo che gli esseri umani non siano chiusi mentalmente, basta pensare ai déja-vu, alle psicosi, le schizofrenie, le perversioni, i sogni, le intuizioni, le idee geniali, che secondo me sono tutte porte che lasciano intravedere la vastità della mente umana. Credo che molto dipenda dal milieu in cui siamo cresciuti, dall’educazione che abbiamo avuto e dalle esperienze che abbiamo fatto, ai concetti con cui siamo cresciuti che ci lasciano giudicare una cosa da un determinato punto di vista piuttosto che un altro. Credo che le più grandi virtù che un essere umano possa avere siano la curiosità – che ti spinge ad imparare cose nuove, a informarti, a metterti in discussione, a farti e fare domande, a voler capire e andare oltre – e l’umiltà, quella di poter accettare che non c’è sempre e solo un solo punto di vista e che se una cosa è vera e giusta per te, non è detto che lo sia anche per me. Quando noi pensiamo che è giorno, per l’altra parte del mondo è notte. Entrambe le cose sono vere, e una cosa non esclude l’altra. Dovremmo solo imparare a considerare le cose da un’altra prospettiva.
Grazie Enrie per avermi concesso di poterti fare queste domande in amicizia. E spero che tu possa essere un esempio positivo per tutti.
Grazie a te per avermi ospitata in questo tuo spazio, mi auguro anche io di aver potuto offrire un punto di vista diverso e spero che chi legge possa trarne qualcosa di positivo. Per chi vuole, può seguirmi sulla mia pagina Facebook The Ladyboy by Enrie Scielzo e su Instagram @enriescielzo. E, ovviamente, potete leggere il mio “Diario di una trans” sul mio blog, www.enriescielzo.com.
https://bloggolo.it/2018/04/23/enrie-la-prima-fashion-blogger-transessuale-al-mondo/
venerdì 9 marzo 2018
lunedì 13 novembre 2017
A TU PER TU CON ENRIE SCIELZO
http://www.coolcuore.it/il_salotto_di_coolcuore_intervista_enrie_scielzo/
Ho conosciuto Enrie tramite amicizie in comune quando ancora si chiamava Enrico. Eravamo ragazzini giovanissimi e l’unico nostro pensiero, a parte studiare, era quello di far festa. Dopo poco più di dieci anni me la ritrovo blogger e anche super figa, non potevo quindi esimermi dall’intervistarla nel mio salotto delle chiacchiere libere.

Benvenuta Enrie, partiamo subito con la prima domanda: come è nato il tuo blog “The Lady Boy”?
Come tutte le cose migliori, come gli amori che non finiscono mai, o le buone idee, è nato per caso.
A quei tempi ero al culmine della mia carriera di modello, avevo delle proposte e dei contratti molto importanti, e poi il caso ha voluto che mi investisse una macchina e mi rompessi una gamba.
Sono stata sei mesi con il gesso, ho dovuto subire un’operazione a malleolo e tibia e non potevo fare più nulla. Il pc era la mia unica fonte di distrazione, e così decisi di cercare di rendere quel tempo passato al computer utile ed aprire un mio blog.
Venivo dal mondo del giornalismo di moda e avevo subito forti delusioni dall’editoria italiana (paghe da schifo, gente pessima, insomma, non un bell’ambiente a mio avviso) e così ho pensato di aprirmi una piattaforma mia, per poter scrivere quello che volevo, quando volevo.
Ricevevo ogni giorno un sacco di email di ragazzi che vedevano i miei scatti androgini o en femme e mi dicevano “Sai, anch’io vorrei vestirmi da femmina ma non ho il coraggio…”, oppure chiedendomi consigli, cercando un confronto (e in moltissimi lo fanno ancora oggi), e così ho preso coraggio e ho cercato di raccontare la mia storia, i miei look, le mie passioni, il mio percorso su The Ladyboy.
Di blog di moda ce n’erano tanti, ma nessuno che si affacciasse sul mondo androgino o trans: diciamo che sono l’anello mancante tra Chiara Ferragni e Mariano di Vaio (scherzo ovviamente! )
Una domanda che può apparire banale ma in realtà non lo è perché ognuno raggiunge la consapevolezza di sé stesso in età diverse: a quanti anni hai preso coscienza di essere nata in corpo che non sentivi tuo?
Credo di averlo sempre saputo. Quando ero piccola giocavo con le Barbie, ascoltavo le Spice Girls e volevo essere Sailor Venus. Ovviamente a quei tempi non hai una percezione del tuo corpo, della tua psiche, di cosa sei o cosa vuoi essere. Non sai nemmeno cosa sia una trans, figuriamoci se sai di esserlo!
A 13 anni già sapevo che mi piacevano gli uomini e mi dichiarai gay con la mia compagna di banco, ma in realtà dentro mi sono sempre sentita donna, è che non sapevo dare un nome a ciò che ero. In italia di trans si è iniziato a parlare negli ultimi anni grazie a modelle come Andreja Pejic o Lea T., ma prima non si sapeva nemmeno bene cos’era una trans, e comunque era sempre associata all’idea di volgarità, esibizionismo, perversione, marciapiede. Un’idea che volevi solamente allontanare da te. Oggi in parte è ancora un po’ così, appena dici trans tutti pensano “escort”, ma in realtà c’è molto altro ed è quello che cerco di raccontare con il mio blog.

Nel tuo blog hai scritto “la verità è che tutti vanno a trans ma nessuno lo dice”. Ci confermi dunque quanto si dice in giro da sempre?
Assolutamente sì. Sono stata con gli “etero” più incalliti, vengo contattata ogni giorno da ragazzi di tutte le età ed estrazioni sociali, sposati, fidanzati, single… non voglio suonare presuntuosa ma è difficile che un uomo non tenti un approccio o si giri a guardarmi per strada, sarà che sono anche alta 1.80 e non passo inosservata, ma lo capisci facilmente quando il pensiero ce lo stanno facendo, e il pensierino ce lo fanno in tanti, e spesso. La verità è che la trans intriga, anche perché si dice che siamo molto più brave delle donne in molte cose e forse questo è dovuto al fatto che la trans ha il privilegio di attingere da due mondi, due sessi, due menti, due anime… la trans è stata uomo in passato, quindi quale donna meglio di lei può conoscere la psiche o il corpo di un uomo?
Purtroppo, però, l’Italia è piena di contraddizioni: non è che le trans non siano ben accettate o ben volute, anzi, sono molto amate dagli uomini, ma nessuno lo ammette, non ne hanno il coraggio, si fa “zitt zitt nel mercato” come si dice dalle mie parti. Siamo segreti da mantenere. Ecco, la contraddizione è questa in Italia: che tutti fanno qualcosa che gli piace ma si vergognano a dirlo, quando se lo facessero non ci sarebbe più niente di così strano o scabroso. Alcuni ci vedono come esseri mitologici ninfomani e goderecci, quando in realtà siamo solo ragazze che non hanno avuto una vita facile e vogliono essere amate come le altre.
Al di là del pallino della trasgressione, della “cosa diversa”, dell’intrigo, sono felice perché gli uomini con cui sono stata mi hanno detto poi di essersi innamorati di me, della mia femminilità, della mia testa oltre che del mio corpo, della mia dolcezza. Odio quando mi dicono “A me piacciono le trans”, io voglio piacere perché sono io, Enrica, non perché sono una trans. Sono molto di più di quello.
Quale è il tuo rapporto con la paura?
Il mio motto nella vita è una frase di Eleanor Roosvelt che recita: “Fa’ ogni giorno qualcosa che ti spaventa”. Perché se ti fai fregare dalla paura, non farai mai niente nella vita.
E quello con l’amore?
Sono un caso disperato! Ahaha!
Scherzi a parte, togliendo il fatto di essere una persona con un carattere abbastanza difficile ed esigente (sono dello Scorpione), noto che oggi giorno noto che nessuno è più disposto ad impegnarsi, e parlo di etero, gay, lesbiche, trans: sembra quasi che se ti fidanzi la tua vita finisce, non puoi più fare nulla, sei un condannato a morte: invece io credo proprio che stare con qualcuno ti dia l’opportunità di fare cose che non faresti da solo, di condividere, di fare nuove esperienze, nuove avventure, viaggiare, divertirsi, scoprire il mondo. Per me un partner è un compagno di vita, qualcuno con cui raddoppiare il divertimento, non dimezzarlo. In fondo sono un’eterna romantica, una ragazza all’antica, ma gli uomini di altri tempi purtroppo scarseggiano.
È molto bello il fatto che tu voglia scrivere innanzitutto per dare la tua testimonianza a chi sta vivendo la tua stessa fase di transizione oppure a chi ha ancora paura di intraprendere questa strada per tua stessa ammissione difficile e tortuosa. Ma tu, hai avuto qualcuno che ti ha “ispirato” e “guidato” anche inconsapevolmente agli inizi del tuo percorso?
No. Il problema, anzi, è proprio quello. Crescendo non ho mai avuto un modello di riferimento, una figura a cui ispirarmi, qualcuno che mi aiutasse a capire chi ero veramente. In Italia come trans c’erano solo Vladimir Luxuria e Eva Robin’s. fine. E io sinceramente non mi sentivo ispirata da nessuna delle due.
Tante polemiche sulla controversa Amanda Lear, tante battuttine, tanta confusione, niente che aiutasse sul serio o che ti aiutasse a prenderti sul serio. Non c’era Lea T, non c’era Carmen Carrera, non c’era Laverne Cox o Valentina Sampaio o Andreja Pejic. Forse se ci fossero state avrei cominciato il mio percorso molto prima, chissà. Credo che la generazione di oggi sia molto più fortunata rispetto alla mia, ha molte più immagini e figure in cui identificarsi, infatti tantissime transgender che mi contattano per chiedermi aiuto sono giovanissime, anche i 16 anni.
Visto che io non ho avuto nessuno ho voluto mettere a frutto tutto ciò che ho imparato in modo da poter aiutare chi verrà dopo di me, insegnargli le cose che ho imparato, spiegare, spiegarmi, spiegare anche ai loro genitori, perché chi meglio di qualcuno che l’ha vissuto sulla propria pelle può saperlo.
Mi piace pensare che di tutte le difficoltà che ho affrontato qualcuno possa trarne qualcosa di buono
Come immagini il tuo futuro?
Colorato, caotico, intenso. Come me.

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Instagram: www.instagram.com/enriescielzo
Ho conosciuto Enrie tramite amicizie in comune quando ancora si chiamava Enrico. Eravamo ragazzini giovanissimi e l’unico nostro pensiero, a parte studiare, era quello di far festa. Dopo poco più di dieci anni me la ritrovo blogger e anche super figa, non potevo quindi esimermi dall’intervistarla nel mio salotto delle chiacchiere libere.
Benvenuta Enrie, partiamo subito con la prima domanda: come è nato il tuo blog “The Lady Boy”?
Come tutte le cose migliori, come gli amori che non finiscono mai, o le buone idee, è nato per caso.
A quei tempi ero al culmine della mia carriera di modello, avevo delle proposte e dei contratti molto importanti, e poi il caso ha voluto che mi investisse una macchina e mi rompessi una gamba.
Sono stata sei mesi con il gesso, ho dovuto subire un’operazione a malleolo e tibia e non potevo fare più nulla. Il pc era la mia unica fonte di distrazione, e così decisi di cercare di rendere quel tempo passato al computer utile ed aprire un mio blog.
Venivo dal mondo del giornalismo di moda e avevo subito forti delusioni dall’editoria italiana (paghe da schifo, gente pessima, insomma, non un bell’ambiente a mio avviso) e così ho pensato di aprirmi una piattaforma mia, per poter scrivere quello che volevo, quando volevo.
Ricevevo ogni giorno un sacco di email di ragazzi che vedevano i miei scatti androgini o en femme e mi dicevano “Sai, anch’io vorrei vestirmi da femmina ma non ho il coraggio…”, oppure chiedendomi consigli, cercando un confronto (e in moltissimi lo fanno ancora oggi), e così ho preso coraggio e ho cercato di raccontare la mia storia, i miei look, le mie passioni, il mio percorso su The Ladyboy.
Di blog di moda ce n’erano tanti, ma nessuno che si affacciasse sul mondo androgino o trans: diciamo che sono l’anello mancante tra Chiara Ferragni e Mariano di Vaio (scherzo ovviamente! )
Una domanda che può apparire banale ma in realtà non lo è perché ognuno raggiunge la consapevolezza di sé stesso in età diverse: a quanti anni hai preso coscienza di essere nata in corpo che non sentivi tuo?
Credo di averlo sempre saputo. Quando ero piccola giocavo con le Barbie, ascoltavo le Spice Girls e volevo essere Sailor Venus. Ovviamente a quei tempi non hai una percezione del tuo corpo, della tua psiche, di cosa sei o cosa vuoi essere. Non sai nemmeno cosa sia una trans, figuriamoci se sai di esserlo!
A 13 anni già sapevo che mi piacevano gli uomini e mi dichiarai gay con la mia compagna di banco, ma in realtà dentro mi sono sempre sentita donna, è che non sapevo dare un nome a ciò che ero. In italia di trans si è iniziato a parlare negli ultimi anni grazie a modelle come Andreja Pejic o Lea T., ma prima non si sapeva nemmeno bene cos’era una trans, e comunque era sempre associata all’idea di volgarità, esibizionismo, perversione, marciapiede. Un’idea che volevi solamente allontanare da te. Oggi in parte è ancora un po’ così, appena dici trans tutti pensano “escort”, ma in realtà c’è molto altro ed è quello che cerco di raccontare con il mio blog.
Nel tuo blog hai scritto “la verità è che tutti vanno a trans ma nessuno lo dice”. Ci confermi dunque quanto si dice in giro da sempre?
Assolutamente sì. Sono stata con gli “etero” più incalliti, vengo contattata ogni giorno da ragazzi di tutte le età ed estrazioni sociali, sposati, fidanzati, single… non voglio suonare presuntuosa ma è difficile che un uomo non tenti un approccio o si giri a guardarmi per strada, sarà che sono anche alta 1.80 e non passo inosservata, ma lo capisci facilmente quando il pensiero ce lo stanno facendo, e il pensierino ce lo fanno in tanti, e spesso. La verità è che la trans intriga, anche perché si dice che siamo molto più brave delle donne in molte cose e forse questo è dovuto al fatto che la trans ha il privilegio di attingere da due mondi, due sessi, due menti, due anime… la trans è stata uomo in passato, quindi quale donna meglio di lei può conoscere la psiche o il corpo di un uomo?
Purtroppo, però, l’Italia è piena di contraddizioni: non è che le trans non siano ben accettate o ben volute, anzi, sono molto amate dagli uomini, ma nessuno lo ammette, non ne hanno il coraggio, si fa “zitt zitt nel mercato” come si dice dalle mie parti. Siamo segreti da mantenere. Ecco, la contraddizione è questa in Italia: che tutti fanno qualcosa che gli piace ma si vergognano a dirlo, quando se lo facessero non ci sarebbe più niente di così strano o scabroso. Alcuni ci vedono come esseri mitologici ninfomani e goderecci, quando in realtà siamo solo ragazze che non hanno avuto una vita facile e vogliono essere amate come le altre.
Al di là del pallino della trasgressione, della “cosa diversa”, dell’intrigo, sono felice perché gli uomini con cui sono stata mi hanno detto poi di essersi innamorati di me, della mia femminilità, della mia testa oltre che del mio corpo, della mia dolcezza. Odio quando mi dicono “A me piacciono le trans”, io voglio piacere perché sono io, Enrica, non perché sono una trans. Sono molto di più di quello.
Quale è il tuo rapporto con la paura?
Il mio motto nella vita è una frase di Eleanor Roosvelt che recita: “Fa’ ogni giorno qualcosa che ti spaventa”. Perché se ti fai fregare dalla paura, non farai mai niente nella vita.
E quello con l’amore?
Sono un caso disperato! Ahaha!
Scherzi a parte, togliendo il fatto di essere una persona con un carattere abbastanza difficile ed esigente (sono dello Scorpione), noto che oggi giorno noto che nessuno è più disposto ad impegnarsi, e parlo di etero, gay, lesbiche, trans: sembra quasi che se ti fidanzi la tua vita finisce, non puoi più fare nulla, sei un condannato a morte: invece io credo proprio che stare con qualcuno ti dia l’opportunità di fare cose che non faresti da solo, di condividere, di fare nuove esperienze, nuove avventure, viaggiare, divertirsi, scoprire il mondo. Per me un partner è un compagno di vita, qualcuno con cui raddoppiare il divertimento, non dimezzarlo. In fondo sono un’eterna romantica, una ragazza all’antica, ma gli uomini di altri tempi purtroppo scarseggiano.
È molto bello il fatto che tu voglia scrivere innanzitutto per dare la tua testimonianza a chi sta vivendo la tua stessa fase di transizione oppure a chi ha ancora paura di intraprendere questa strada per tua stessa ammissione difficile e tortuosa. Ma tu, hai avuto qualcuno che ti ha “ispirato” e “guidato” anche inconsapevolmente agli inizi del tuo percorso?
No. Il problema, anzi, è proprio quello. Crescendo non ho mai avuto un modello di riferimento, una figura a cui ispirarmi, qualcuno che mi aiutasse a capire chi ero veramente. In Italia come trans c’erano solo Vladimir Luxuria e Eva Robin’s. fine. E io sinceramente non mi sentivo ispirata da nessuna delle due.
Tante polemiche sulla controversa Amanda Lear, tante battuttine, tanta confusione, niente che aiutasse sul serio o che ti aiutasse a prenderti sul serio. Non c’era Lea T, non c’era Carmen Carrera, non c’era Laverne Cox o Valentina Sampaio o Andreja Pejic. Forse se ci fossero state avrei cominciato il mio percorso molto prima, chissà. Credo che la generazione di oggi sia molto più fortunata rispetto alla mia, ha molte più immagini e figure in cui identificarsi, infatti tantissime transgender che mi contattano per chiedermi aiuto sono giovanissime, anche i 16 anni.
Visto che io non ho avuto nessuno ho voluto mettere a frutto tutto ciò che ho imparato in modo da poter aiutare chi verrà dopo di me, insegnargli le cose che ho imparato, spiegare, spiegarmi, spiegare anche ai loro genitori, perché chi meglio di qualcuno che l’ha vissuto sulla propria pelle può saperlo.
Mi piace pensare che di tutte le difficoltà che ho affrontato qualcuno possa trarne qualcosa di buono
Come immagini il tuo futuro?
Colorato, caotico, intenso. Come me.
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domenica 12 novembre 2017
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