dati (purtroppo) importanti delle trans* e i trans* persone uccise nel corso degli anni :( noi siamo a 33 uccisioni la turchia 41, in brazile un spaventoso 800 e passa
domenica 17 settembre 2017
lunedì 11 settembre 2017
11 09 01
quel giorno stavo navigando e sentendo aaliyah try again, lei e morta in
agosto del 2001 incedente aereo, e vengo interrotta da una amica
conosciuta in un forum, guarda la tv sta succedendo qualcosa di
terribile 11/09/01
domenica 10 settembre 2017
I transessuali tentano il suicidio 10 volte di più
Le cause: bullismo, cyberbullismo, discriminazioni e depressione. Tutti i numeri
Il grafico mette a confronto le percentuali di persone che hanno tentato il suicidio tra la popolazione generale degli Usa (in marrone), tra le transessuali Mtf (“male to female”, cioè da uomo a donna, in fucsia), tra i transessuali Ftm (“Female to male”, cioè da donna a uomo, in blu). Sono considerate anche le crossdresser di sesso maschile (in rosa) e di sesso femminile (in azzurro) e tra le persone con un’identità di genere incerta e di sesso maschile (in verde) e femminile (in marrone).Dati sovrastimati?
I dati potrebbero essere sovrastimati perché sono stati raccolti attraverso un’associazione che difende i diritti delle persone Lgbt tanto è vero che buona parte delle persone intervistate si è avvicinata all’associazione perché ha subito atti di bullismo e cyberbullismo e discriminazioni, che aumentano la propensione alla depressione. Il binomio bullismo e suicidio si conferma, perciò, micidiale, soprattutto per le persone particolarmente fragili dal punto di vista sessuale.Il dato, sconvolgente, è che in media il 41% del campione intervistato ha dichiarato di aver tentato il suicidio, anticipato da atti di autolesionismo, rispetto al 4,5% della popolazione generale. E’ una percentuale talmente elevata da risultare in ogni caso allarmante e che non si riscontra in altri gruppi discriminati: per esempio, hanno tentato il suicidio “solo” circa il 10-20% dei gay e delle lesbiche.
Chi si opera è più esposto
Le transessuali Mtf e i transessuali Ftm di solito sentono l’esigenza di trasformare del tutto o in parte il proprio corpo per adeguarlo alla propria vera identità di genere, ricorrendo ai farmaci e/o alla chirurgia. Negli Usa il 46% dei trans Ftm ha tentato di uccidersi almeno una volta: dieci volte di più della popolazione generale. Per le trans Mtf la percentuale è di poco più bassa: 42%. Comunque, quello che emerge dai dati è che i transgender che non vogliono cambiare il proprio corpo hanno tentato il suicidio meno spesso di quelli che desiderano essere sottoposti a terapie ormonali o chirurgia o che vi si sono sottoposti.Chi sono i crossdresser
Poi c’è il caso dei crossdresser: persone che non si riconoscono nel proprio sesso ma non sentono l’esigenza di modificare il proprio corpo e si limitano ad adottare l’abbigliamento e gli atteggiamenti del genere al quale sentono di appartenere. In altri casi invece si riconoscono nel proprio sesso ma amano vestirsi con gli abiti del sesso opposto, per i motivi più vari. I crossdresser di sesso femminile tentano il suicidio con la stessa frequenza dei trans Ftm: 46%. Invece per le crossdresser di sesso maschile la percentuale è molto più bassa: 21%, ma sempre di oltre quattro volte superiore a quella della popolazione generale.Identità di genere incerta
Le persone con identità di genere variabile o incerta si identificano a volte come uomini e a volte come donne, oppure non si riconoscono in nessuna di queste due categorie. Le persone con identità di genere variabile o incerta e sesso maschile hanno tentato il suicidio nel 38% dei casi mentre le persone con identità di genere variabile o incerta e sesso femminile ci hanno provato nel 35%.I giovani sono più fragili
Malgrado la società accetti i transgender molto più che in passato, i tentati suicidi tra gli adolescenti sono più frequenti. Il 44% di chi ha tra i 18 e i 24 anni ci ha già provato almeno una volta mentre solo il 16% dei transgender che hanno più di 65 anni ha cercato di togliersi la vita nel corso della propria esistenza.La percentuale di chi ha tentato il suicidio è più alta tra coloro che si sono stati emarginati dalla propria famiglia. In particolare, ha tentato almeno una volta il suicidio il 50% delle persone che non vedono più i propri figli dopo aver rivelato di essere transgender ma anche tra coloro che sono stati pienamente accettati dai familiari, il 33% ha ugualmente cercato di uccidersi.
Secondo i dati il 40% delle transessuali Mtf che si sentono riconosciute come donne hanno tentato il suicidio, ma la percentuale sale al 45% per quelle che percepiscono di essere considerate “trans” o “travestito”.
I transgender che si presentano come tali in tutti gli ambienti (famiglia, lavoro, amicizie) hanno tentato il suicidio più spesso (50%) di quelli che non lo dicono o che selezionano le persone alle quali rivelare la propria identità.
I dati si riferiscono al: 2009
Fonte: elaborazione Ucla su dati Ntds
sabato 2 settembre 2017
domenica 27 agosto 2017
CARDANDAN
| CARDANDAN https://www.google.com/maps?ll=25.182548,101.86285&z=5&t=m&hl=it-IT&gl=IT&mapclient=embed&q=Yunnan+Cina R II 41 0; R II 41 1; R II 43 1. Çardandan F; Çardandan L; Ardandam P; Chardadan V; Ardanda, Ardandan VA; Ardidan VB; Çardandan Z. BIBLIOGRAFIA – (a) Cardona 1975, pp. 544-545; Pelliot 1959-1973, pp. 603-606 n. 197. – (b) Burton, Whiting 1961; Cohen 1951, p. 123; Dawson 1929; Eliade 1989, pp. 57-89; Ericksen Paige, Paige 1981, pp. 188-199; Gros 1994; Munroe, Munroe, Whiting 1973; Munroe, Munroe 1975. (a) Il pers. Zar-dandān “denti d’oro”, base del lemma poliano (nella grafia di F: la ‹c-› in Ramusio è una trivializzazione facilmente spiegabile), traduce alla lettera il cin. Jinchi. L’origine etnica di questa popolazione, che abitava nello Yunnan, tra Mekong e Birmania (Myanmar), è rimasta ignota. Pure le fonti cinesi (che ne parlano dall’VIII sec.) registrano l’uso (comune a uomini e donne, diversamente da quanto indica Polo) di coprire i denti con una foglia d’oro (e autentiche sono da tutti giudicate le informazioni sui tatuaggi attestate da R). La regione rappresenta il punto estremo, a S, degli spostamenti di Polo nel territorio cinese: le informazioni sul Sud-Est asiatico contenute nel testo a partire da R II 43 (regno di Mien, Bangala, Cangigú etc.) sono di seconda mano.
[EB]
(b)
Subito dopo il parto, il marito prende il posto e il ruolo della moglie: si mette a letto col neonato e lo accudisce (men’s childbed), tenendolo presso di sé per un periodo di tempo durante il quale riceve frequenti visite di parenti ed amici. Questa pratica postnatale, descritta da Polo nella ricca “scheda” etnografica di R II 41 7 e sg., rappresenta la forma “classica” della couvade, usanza ben nota alla letteratura antropologica, riscontrata presso varie popolazioni (tra gli Ainu in Hokkaido e presso la tribù Lang-Tse dei Miao, in certe isole del Pacifico e specialmente in America meridionale) e segnalata anche nell’antichità (come notava anche Ramusio, in una nota a margine del f. 36r: «Strabone [III IV 7] nel fine del terzo libro parlando de Spagnuoli dice il medemo usarsi fra loro come la donna ha partorito»; e si aggiungano Plutarco, Erodoto, Diodoro Siculo). (Resta insostituibile la monografia di Dawson 1929, da integrarsi con Gros 1994). Sostituendosi alla puerpera l’uomo attua una forma di partecipazione simbolica alla gestazione e al processo della nascita. In tal modo, egli palesa e “socializza” il suo legame col bambino, facendosi riconoscere come padre dai congiunti e dall’intera comunità. Per Cohen (1951, p. 123) la couvade sarebbe riconducibile all’idea di una fusione primigenia di maschile e femminile: andrebbe perciò considerata quale «affirmation de l’unité fondamentale du principe bisexuel, régissant l’Univers humain dans une perpétuelle création, qui est avant tout une différenciation». In quasi tutte le tradizioni religiose, l’uomo primordiale è rappresentato come androgino, ossia come modello archetipico di uomo perfetto, totale, in cui i poli antitetici coincidono (vd. Eliade 1989, pp. 57-89). La compresenza dei princìpi sessuali opposti nello stesso individuo simbolizza la realtà assoluta, lo stato indifferenziato e pre-formale degli inizi, caratterizzato dalla coincidentia oppositorum. L’assunzione, da parte dell’uomo, di funzioni e tratti pertinenti alla sfera femminile parrebbe indicare la volontà di ristabilire l’androginia primeva, al fine di sospendere la condizione profana e restaurare la ricchezza non-duale dell’illud tempus. La couvade esprimerebbe dunque, secondo Cohen, una sorta di “nostalgia delle origini”, proiettata per il tramite di precisi atti rituali sugli esordi di una nuova vita. Attorno al nuovo nato si ricostituirebbe allora una condizione aurorale, una sorta d’infanzia del mondo. I più recenti studi su questa usanza hanno cercato di individuarne cause e fattori in determinate strutture socio-culturali. Una spiegazione della couvade in termini di psicodinamica è stata avanzata da Munroe, Munroe, Whiting (1973) e Munroe, Munroe (1975), che hanno trovato i loro presupposti teorici nelle ricerche di psicologia dell’età evolutiva di Burton, Whiting (1961), basate sul concetto di cross-sex identity. Stando ai risultati di queste indagini, i comportamenti ritualizzati che si designano col nome di couvade si riscontrerebbero di preferenza nelle società matrilocali, cioè in quei tipi di ordinamento in cui i bambini vivono in un ambiente domestico dominato dalla componente femminile (matri-residence) e dividono il letto con la propria madre, mentre il padre dorme altrove. I soggetti cresciuti in questo genere di organizzazione sociale tendono a conferire maggiore importanza alla figura della donna che a quella dell’uomo, perché percepiscono la madre quale distributrice dei beni e principale mediatrice con il mondo adulto. Secondo il modello elaborato da Burton e Whiting, simili ambienti a debole rilevanza maschile (low male salience) inducono i giovani maschi a sviluppare una cross-sex identity che li predispone all’imitazione del ruolo femminile. La couvade sarebbe dunque un riflesso di tale disposizione psicologica inconscia. Diversa e più vicina ai modelli d’interpretazione tradizionali è l’ipotesi avanzata da Ericksen Paige, Paige (1981, pp. 188-199), per i quali la couvade va analizzata come contrattazione rituale messa in atto dal marito per affermare le sue prerogative di padre all’interno di società in cui i gruppi d’interesse fraterno sono deboli o del tutto assenti (weak fraternal interest group societies). In ambienti di questo tipo l’uomo non può contare su una rete di solidarietà familiari per sostenere i suoi diritti sulla prole: si deve quindi impegnare in certe pratiche simboliche sostitutive della gravidanza perché la sua rivendicazione di paternità sia legittimata dal consenso collettivo. L’approvazione pubblica accordata al marito durante lo svolgimento della couvade (si ricordino gli omaggi e le visite di cortesia di parenti e amici di cui si fa menzione nel passo marcopoliano) esprime il riconoscimento del suo status di padre da parte del contesto sociale.
[AB]
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venerdì 25 agosto 2017
Quando Lady Diana andò con Freddie Mercury in un locale gay travestita da uomo: la storia
A ormai vent’anni dalla morte, la principessa Diana rimane ancora nel cuore della gente. La “Principessa del popolo” morì a 36 anni, il 31 agosto del 1997, in un incidente d’auto a Parigi, inseguita dai paparazzi. Da anni era la protagonista del jet-set, alimentando le cronache rosa con glamour e pettegolezzi: il culto della sua figura, mito di eleganza e fascino, rimane tutto e, almeno per il momento, sembra destinato a rimanere insuperabile.
Particolari piccanti di una notte brava. Un vestito da uomo, una giacca militare. E, dentro a quei panni mascolini, la principessa Diana che aveva accettato di vestirsi da uomo su suggerimento di Freddie Mercury. E, insieme alla vode dei Queen e a una coppia di amici, andò in un bar gay di Londra.
Nessuno riconobbe la principessa nei panni di un uomo. Ma a rivelare i particolari della nottata con il cantante dei Queen è stata Cleo Rocos nelle sue memorie che, in questi giorni, sono state pubblicate dal Sunday Times. Secondo il racconto dell’attrice, il pub era il Royal Vauxhall Tavern e tutti furono catturati dalla “visione” di Freddie Mercury. Lady D., che si presentò in divisa, cappello e occhiali da sole, fu del tutto ignorata. “Anche dal cameriere quando ordinò da bere”, ha raccontato l’attrice ricordando la sensazione confidatale dalla principessa, che provò molto piacere per non essere stata riconosciuta.
Diana e Mercury trascorsero il pomeriggio a casa del comico inglese Kenny Everett, “Bevendo champagne davanti alle repliche di The Golden Girlscon il volume abbassato, improvvisando i dialoghi su una trama sconcia. Quando Diana chiese quali fossero i loro piani per la serata, Mercury rispose che avevano in mente di fare un salto al Royal Vauxhall Tavern, uno dei club gay più famosi di Londra. La principessa insistette per continuare la serata con loro e staccare un po’ la spina. Freddie disse: Andiamo, lasciamo che la ragazza si diverta. Diana e Freddie se la ridevano e lei ordinò una birra e del vino bianco. Una volta conclusa la transazione ci guardammo gli uni con gli altri , uniti nel nostro trionfo. Ce l’avevamo fatta!”.
A rivelare questo nuovo episodio della vita di Lady D fu nel 2013 proprio l’artista di Rio de Janeiro nelle sue memorie, pubblicate dal Sunday Times. Secondo quanto riportò il quotidiano britannico, Diana si presentò in divisa, cappello e occhiali da sole, fu del tutto ignorata, anche dal cameriere quando ordinò da bere, raccontò l’attrice. La Principessa, che provò molto piacere per non essere stata riconosciuta. “Dovremmo farlo di nuovo!” disse entusiasta Lady Diana al ritorno a casa sua al Kensington Palace.
Dopo le morti per Aids di Mercury e Everett, la principessa Diana divenne la prima sostenitrice del National AIDS Trust, una delle più importanti organizzazioni del Regno Unito per la ricerca contro la malattia. Quella loro divertente notte al Royal Vauxhall Tavern fu trasformata poi nel 2016 in un musical, portato in scena nel locale stesso.
giovedì 17 agosto 2017
Tolleranza Zero
Tolleranza Zero, ecco la mappa interattiva per denunciare e scoprire stabilimenti e esercenti commerciali omofobi
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